GUIDO BUFFARINI GUIDI (1895-1945)
Il grande esponente del fascismo pisano

giovedì 13 aprile 2017


Partecipa come volontario alla prima Guerra Mondiale in un reggimento d'artiglieria, trascorre quattro anni al fronte, e riuscirà ad essere nominato capitano nel 1917 guadagnandosi tre croci al valor militare.
Nel Marzo del 1920 si laurea in giurisprudenza all'Università di Pisa e tre anni dopo abbandona l'esercito per dedicarsi più attivamente alla politica: aderisce al Partito Nazionale Fascista e si distingue come il più importante tra gli squadristi della sua città.
Nell'Aprile del 1923 viene eletto Sindaco di Pisa. L'anno seguente diventa deputato e verrà nominato Podestà e Segretario Provinciale del partito diventando in tal mondo un personaggio di spicco nella provincia di Pisa anche grazie alla professione di avvocato che svolgeva durante il medesimo periodo. È nominato presidente del Comitato pisano di azione Dalmata e Console Onorario della MVSN..
Stimato per moderazione e capacità amministrative, dal maggio 1933 al febbraio 1943 è Sottosegretario agli Interni subentrando al dimissionario Leandro Arpinati.
Nel 1938 è tra i firmatari del Manifesto della razza.
Membro del Gran Consilglio del Fasscismo, il 25 Luglio del 1943 diede voto contrario all' ordine del giorno Grandi. Il 26 Luglio fu arrestato e recluso nel carcere di Forte Boccea dal quale fu liberato in settembre.
Seguì Mussolini nella fondazione della Repubblica Sociale Italiana, di cui fu Ministro degli Interni. Il 12 Febbraio 1945, fu sollevato dall’incarico dallo stesso Mussolini e sostituito da Paolo Zerbino. Il 25 Aprile seguì Mussolini fino a Como, insistette a lungo per convincere il Duce ad espatriare in Svizzera. Il giorno seguente, fu catturato dai partigiani.
In seguito fu processato e condannato a morte da una Corte d’ Assise straordinaria; la sentenza fu eseguita per fucilazione, dopo un vano avevano tentativo di avvelenamento, nel campo sportivo "Giuriati", zona Città Studi a Milano il 10 Luglio 1945.
Anni dopo alla vedova di Buffarini Guidi fu riconosciuta la pensione riferita al grado di colonnello.






BUFFARINI GUIDI CON SERAFINO MAZZOLINI


Guido Buffarini Guidi nacque a Pisa nel 1895; si diede presto agli studi legali, divenendo Avvocato.Fiero interventista allo scoppio della Grande Guerra, partì volontario in un reggimento d’artiglieria, trascorrendo ben 4 anni al fronte, divenendo Capitano nel 1917 e guadagnandosi tre Croci al merito. Rimane in servizio attivo fino al 1923, ottenendo il permesso di completare gli studi e laureandosi nel 1920, anno in cui aderisce ai Fasci di Combattimento divenendo ben presto l’organizzatore dello Squadrismo pisano.E’ alla Marcia su Roma con le sue Squadre; divenuto Sindaco e poi Podestà della sua città (1923), diviene Deputato (1924), quindi Segretario Federale del Fascio Pisano, non trascurando però l’avvocatura. Convinto irredentista, è anche Presidente del Comitato pisano di azione dalmata, nonché Console Onorario della MVSN.Stimato per la moderazione e le capacità amministrative, diviene per lunghissimo tempo Sottosegretario agli Interni (maggio 1933-febbraio 1943), nel cui ruolo eccede sovente nei piccoli intrighi della “politica di palazzo”. A lui si deve comunque l’opera di riorganizzazione delle Prefetture e di ridimensionamento dell’impostazione burocratica del Partito e dei Fasci locali. In questo periodo diviene amico di Ciano. Contrario alle leggi razziali, appronta le giuste indicazioni perché siano mitigate. Membro del Gran Consiglio del Fascismo (1943), vota contro l’ordine del giorno Grandi del 25 luglio.Aderisce alla RSI, di cui diviene Ministro degli Interni, sostituito da Zerbino il 12 febbraio 1945. Arrestato dai partigiani il 26 aprile 1945, viene assassinato in carcere a San Vittore, a Milano, il 10 luglio, dopo un vano tentativo di avvelenamento.
BUFFARINI GUIDI CON GIUSEPPE BOTTAI


Guido Buffarini-Guidi,
 ministro dell’interno della Repubblica Sociale
davanti alla Corte d’Assise Straordinaria
 Milano, 22 luglio 1945.


Guido Buffarini Guidi nasce a Pisa il 17 agosto 1895. Volontario nella 1. Guerra Mondiale, è Capitano di Artiglieria nel 1917. Mobilitato fino al 1923, ottiene l'autorizzazione a frequentare Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa, dove si laurea nel marzo 1920 e fonda i Fasci.

A Pisa è Sindaco dal 1923 al 1925, poi Segretario Provinciale PNF ed infine Podestà dal 1929 al 1933. Presidente del Comitato Pisano di Azione Dalmata e Console MVSN, è Deputato della 27. Legislatura (1924) e delle successive Legislature(1929 e 1934) e Consigliere Nazionale nel 1939.
L'8 maggio 1933 avvicenda Leandro Arpinati e resta Sottosegretario del Ministero per l'Interno fino al 5 febbraio 1943 (sostituito da Umberto Albini, che il 25 luglio vota a favore dell' o. d. g. Grandi). Membro del Direttorio PNF dal 4 novembre 1940 al 12 marzo 1943, il 9 aprile 1935 controfirma la circolare del Senatore Arturo Bocchini, Capo della Polizia dal 1926 alla morte nel 1940, che pone limiti al proselitismo da parte di “sette religiose dei pentecostali ed altre”.
Il 10 settembre 1938 a San Rossore di Pisa fa firmare a Vittorio Emanuele il Decreto Legge n.1728 del 17 novembre 1938 “Provvedimenti per la Difesa della Razza Italiana”, non applicabile (art. n.14) ai familiari e ascendenti-discendenti fino secondo grado dei Caduti e ai “combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola”, agli “iscritti al PNF anni 1919-20-21-22 e secondo semestre 1924”, ai legionari fiumani e a quanti “abbiano acquisito eccezionali benemerenze”.
Creando efficienti fonti di informazione anche con la nomina di Prefetti molto fidati, esercita un incisivo potere ad ogni livello, non soltanto statale. Spesso scavalca la Segreteria del Capo del Governo e quando può contrasta l'espansione burocratica del PNF, con atteggiamenti di un “ministro di polizia” sulle orme del giacobino Joseph Fouché che dal 1799 appoggia Napoleone.
A Roma soltanto il 12 settembre 1943 e perché in corso il salvataggio di Mussolini da Campo Imperatore, a seguito di un ordine di Kesselring esce da Forte Boccea insieme ai militari, giornalisti e politici lì rinchiusi dai regi (Ugo Cavallero, Ubaldo Soddu, Enzo Galbiati, Renzo Montagna, Augusto Agostini, Mario Candelori, Luigi Freddi, Teresio Interlandi, Asvero Gravelli, Raffaele Manganiello, Guglielmo Pollastrini, Enrico Varenna), mentre Attilio Teruzzi e l'ex Segretario di Mussolini Nicolò De Cesare sono tra quanti lasciano il carcere di Regina Coeli.
In RSI è Ministro dell'Interno e Mario Bevilacqua è il suo Segretario. Nomina Capi di Gabinetto, da novembre 1943 Carlo Mistruzzi, da marzo 1944 Coriolano Pagnozzi e da giugno Giuseppe Avian. Questi, insieme al predecessore Consigliere di Stato dall'1 ottobre 1944, viene assassinato il 9 maggio 1945 a Paullo (MI) con Carlo Tiengo, Ministro delle Corporazioni dal 5 febbraio 1943.
I Capi della Polizia Repubblicana sono quattro: Guido Leto, Tullio Tamburini, Eugenio Cerruti e dal 3 ottobre 1944 Renzo Montagna. I sottosegretari del Ministero sono due, nominati da Mussolini: dall' 8 maggio 1944 Paolo Zerbino e dal 23 ottobre 1944 Giorgio Pini che rimane, pur con residenza a Gardone Riviera (BS), Direttore de IL RESTO DEL CARLINO di Bologna.
E' avvicendato da Zerbino il 21 febbraio 1945, con disappunto dell' Hoechster SS PF Karl Wolff.
Il 26 aprile 1945, dopo non essere riuscito a Grandola (CO) ad indurre Mussolini a compiere identico tentativo, a Porlezza (CO) gli viene impedito l'espatrio in Svizzera insieme al Ministro Angelo Tarchi e subito, ambedue, sono trasferiti nella sede milanese della Missione americana.
Sottoposto a processo dalla Corte straordinaria d'Assise di Milano, il 16 giugno 1945 è condannato a morte, pena confermata dalla Cassazione, e ucciso in tutta fretta nel cortile carcere di San Vittore in stato di parziale incoscienza, avendo assunto barbiturici a scopo suicida, il successivo 10 luglio.


MILANO, 10 LUGLIO 1945.
 GLI ULTIMI ISTANTI DI GUIDO BUFFARINI GUIDI
Buffarini il 26 Aprile 1945 fu catturato dai partigiani, “processato” e condannato a morte il 16 Giugno da una Corte d’Assise straordinaria. La sentenza fu eseguita per fucilazione nel campo sportivo “Giuriati”, zona Città Studi a Milano il 10 luglio 1945. Egli fu portato davanti al plotone di esecuzione in stato di quasi incoscienza, in quanto si era avvelenato ingoiando un tubetto di barbiturici.